Cultura - Società
da La Voce di Trieste  Venerdì 23 Dicembre 2011

Tra leggende e acquisti consapevoli

Il Natale è alle porte, e questa festa si trasforma in un momento di compulsivo impeto consumistico, per alcuni, oppure in un momento di profonda depressione per altri. Quest’anno a Trieste il tutto è iniziato da un’accesa polemica  a causa del taglio dei fondi per gli addobbi natalizi della città. Pagine di petizione su Facebook , articoli su articoli sulle luci, gli abeti, il vischio ecc. Tutti lottano per un abete in più, a casa, per le strade, sul lavoro e nelle piazze. Ma chi si chiede il perché? Chi si chiede perché la nostra usanza è quella di addobbare un abete? Chi si chiede perché vengono regalati quintali di vischio? Pochi. Se non addirittura , tristemente rari i casi.

Facciamo ordine. L’abete è presente anche nella tradizione cristiana e cattolica ma non solo, molte sono le leggende legate a questo albero. Nell’Antico Testamento l’abete viene chiamato Albero della Vita, ed è proprio quello piantato al centro dell’Eden e dal quale Adamo ed Eva possono nutrirsi. Molti identificano con l’albero la figura di Cristo e sarebbe per questo che si appenderebbero le palline e le luci proprio perché sarebbe l’energia che lui emanerebbe. C’è un’altra leggenda che dice che la storia dell’albero di Natale risalirebbe alla Germania del XVI secolo, dove si narra esistesse un albero decorato con elementi naturali e che campeggiava nella piazza principale nel periodo di Natale per festeggiare il passaggio dall’autunno all’inverno. In tutti i paesi del Nord Europa questa tradizione è rimasta a lungo pagana senza alcuna influenza religiosa. Secondo altri l’albero di Natale verrebbe dall’Egitto in quanto il pino assomiglia a una piccola piramide, e sarebbe stato un viaggiatore a riportare l’idea di imitare le piramidi con un albero dalla terra dei faraoni in Europa.

Ma la leggenda più bella è quella che narra di un taglialegna che, tornado a casa in una notte ghiacciata illuminata dalla luna, vide uno spettacolo meraviglioso: le stelle che brillavano attraverso i rami di un pino ricoperto di neve e di ghiaccio. Quando dovette spiegare alla moglie la bellezza di quello che aveva visto decise di tagliare un piccolo pino, di ricoprirlo di nastri bianchi e di piccole candele per rappresentare il ghiaccio, la neve e le stelle. La moglie, la gente e i bambini del vicinato furono così meravigliati di vedere l’albero e sentire il racconto del taglia legna che da allora ogni casa ebbe il suo albero di Natale.

Detto questo, oltre a desiderare che le persone ragionino su ciò che comprano, chiedendosi il perché, senza farsi annientare dal virus del consumismo, desidero profondamente suggerire di riflettere anche sul “come comprare”. Ricordo che una volta acquistato, un albero sintetico dura molti anni e si rivela quindi più economico di un albero vero; finite le feste viene smontato e riposto, non finisce quindi nel cassonetto o nel caminetto. La natura ringrazierà.

 

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© 2017 Monica Zaulovic