Scrivere. Tutti ne parlano, in troppi dicono di farlo, la maggior parte ci pensa veramente.

“Non si dice mi piacerebbe scrivere, è una cosa che non si dice. Si fa e basta. Oppure non si fa. E se non si fa, non si dice che ti piacerebbe farla”: così sentenziò Oriana Fallaci ad una giovane aspirante segretaria che raccontò l’episodio in una inedita intervista. E’ un rifugio. Come l’arte, la musica.. Scrivere diventa anche un mondo colmo di ricchezze nato dall’esigenza irrinunciabile di distaccarsi dai tumulti della vita. C’è poi chi scrive e scrive, pensieri, riflessioni, frasi. Poi li chiude in un cassetto: inizia la giornata, via a lavoro!
Lei ha quasi 33 anni ma il suo cassetto è pieno. Lo era già da bambina quando, armata di carta e penna, riusciva a trasformare il suo “dono” in premi e menzioni speciali, aprendo dinnanzi a sé quella strada che ci ha portati direttamente a lei. Monica Zaulovic di Trieste.

“Monica. Una scrittrice, critica d’arte, educatrice , organizzatrice di eventi culturali dall’età di 18 anni ma anche impegnata nel sociale, giornalista. La tua sembra una vita stracolma di impegni, scadenze, orari da rispettare. Non è dura riuscire a conciliare tutto ciò?”
-No. La vita diventa dura quanto si fa ciò che viene imposto da altri, quando diamo ascolto a ciò che altri vogliono che diventiamo. L’errore più grande sta nel non fidarsi del proprio istinto.

“Perché il giornalismo? Da dove nasce questo spirito combattente?”
-Sono cresciuta sempre con un libro di Oriana Fallaci tra le mani. E’ con lei, con il suo animo prepotente e sfacciato, la sua esagerata ricerca della giustizia e della ragione, che ho imparato a non zittirmi e a non zittire. Le denuncie vanno fatte, le responsabilità vanno prese. Ed io ne ho pagato le conseguenze diverse volte. Le parole.. sono pietre.

“Le parole.. Che ruolo giocano nella tua vita? Ha importanza come vengono pronunciate, come vengono poste?”
-Sicuramente. Amo quando le parole diventano inchiostro su un pezzo di foglio abbandonato e così diventano realtà e vita. C’è un rapporto sottile che lega l’astrazione del pensiero umano alla concretezza della sua validità: tutto ciò sta nella parola scritta. Ma quando parliamo le parole possono assumere significati diversi a seconda di come le pronunciamo, è vero.

“Una parola rivolta male? O semplicemente fraintesa? Qual è tua reazione?”
-Confesso di essere una persona socievole, dinamica e perché no, anche un po’ introversa. Ma ciò che non sopporto è la maleducazione manifestata da una parola rivolta con secondi fini o non chiaramente. La mia chiave di vita è l’educazione, la precisione nel lavoro, nelle faccende che sbrigo e in tutto ciò che comporta la corretta convivenza con gli altri. Sarei capace di non rivolgere la parola per giorni e giorni per un “ciao” sbagliato.

“Monica.. Una donna come te , aperta alle sfide e al successo, si crede veramente felice? Cos’è la felicità?”
-Senza ombra di dubbio. Eppure anche i felici hanno i problemi, a volte delle “ombre “. La felicità non è un obiettivo o una meta.. E’ una scelta di vita. Quando si è donne, il filo della loro esistenza è come quello da pesca, sottile ed invisibile. O giochi con il cervello o con altro.. Io ho scelto il cervello, con tutte le fatiche che ne comporta.

“Anche i felici hanno delle ombre. La solitudine può essere definita un’ombra intrisa nella vita? Hai mai sofferto di solitudine?”
-Io non userei la parola “soffrire”. Non si soffre di solitudine, semplicemente si ci migliora nel suo ricordo. Scrissi un giorno che essa contiene una ricerca, riesce a dare significato completo alle emozioni quotidiane. Guai se non avessi i miei momenti di solitudine, i miei spazi, i rumori assordanti del mio silenzio. Seguo un mix tra “chi si ferma è perduto” e “stai fermo sul torrente”. Io l’ho definita “una solitudine feconda”.

“C’è qualcosa.. un libro, un film, un opera, una canzone in cui ti riconosci nei momenti di isolamento, di rabbia?”
-Io non sono facile ad arrabbiarmi. Ma, a pensarci, sì. C’è una scena di un film, “Uccelli” di Hitchcoc, dove la giovane protagonista si trova costretta a rinchiudersi all’interno di una cabina telefonica soggetta all’attacco anomalo di stormi di uccelli impazziti che ne sfondano il vetro a beccate. Il pessimismo sta nell’idea che siamo come pedine della vita, forse possiamo solo subire ma non per questo dobbiamo rinunciare a lottare con tutto il nostro coraggio.

“Il regalo più bello?”
-Il primo libro che sono riuscita a leggere (fino in fondo).. “I nodi del destino”.

“Sei una giovane educatrice. Si dice che i giovani comunichino meglio con un docente vicino a quelle che sono le loro esigenze riscontrabili nei giorni attuali. Cosa rappresentano loro per te?”
-Nei giovani sta tutta la mia fiducia. Loro non sono solamente il futuro, loro sono già il presente. Sono anche il mio presente, mi insegnano tanto. Arrivo a discutere anche con chi non crede in loro, forse per incompatibilità di idee troppo attaccate a valori quasi estinti derivanti dalla propria generazione. Una generazione molto diversa da quella di oggi. Loro sono formidabili perché riescono a comprendere le mie stanchezze, i miei dubbi. Ma non per questo approfittano del nostro amichevole rapporto per mancarmi di rispetto. Un’altra cosa che odio è essere presa in giro.

“Almeno tu nell’universo.. di Mia Martini. Cosa ti dice questa canzone?”
-Eh.. (ride). Il mio libro “Un diamante in mezzo al cuore”. La canzone che mi ricorda lui.. Zvuck, il giovane protagonista di questa storia.

“Sue è un’insegnante che si occupa di bambini con handicap di qualunque tipo. Qualche volta ha la paura di essere definita un’insegnate di serie b o di secondo livello, immersa però in una sensazione di incalcolabile gioia quando riesce a trasformare in frutti i risultati dei suoi sacrifici, delle sue rinunce, delle sue battaglie nell’abolizione dei pregiudizi. Una donna vera, che vuole vedersi nella sua semplicità in leggins, maglietta e stivaletti ma che dimostra una sensibilità fuori dal comune. Lei è passata dalle stelle alle stalle troppe volte per poter arrendersi adesso.”

Monica.. Io ti chiamo Sue.

C’è chi mette al mondo più che una semplice vita. C’è chi ha il dono innato di tradurre le emozioni della propria vita e delle proprie esperienze in qualcosa di più concreto. Sono parole, gocce d’acqua naturale che infiltrandosi nelle viscere naturali delle rocce terrestri, si impregnano di un colore materno e di un sapore umano, congenito. Di vita.

Questo è il miracolo dello scrittore, frutto di una sensibilità che da forma e colore ad un pezzo di carta insignificante ed incolore: questo è il miracolo di Monica Zaulovic.
“Ti accorgi che il silenzio ha l’aspetto delle cose che hai perduto e poi ti accorgi che TU non hai perso MAI. Vorrei una voce..”

Roberta Barone

http://www.infoagrigento.it/23005-chiamatela-pure-miracolo-la-scrittura

 

I MIEI LIBRI IN VETRINA

 

© 2017 Monica Zaulovic